MYST REMAKE: RITORNO AL PASSATO

Utilizzando come parametro variabile l’evoluzione del mercato tecnologico e videoludico, trent’anni possono essere equiparati alla distanza temporale che separa l’Homo Sapiens dalle scimmie antropomorfe che avevano a malapena scoperto il fuoco. Una doverosa premessa nei confronti di un classico che, quasi trent’anni fa, gettò le fondamenta delle avventure puzzle unendo una profonda capacità narrativa a un sistema di gioco snello ma efficace, che fece gridare (giustamente) al miracolo un’intera generazione di vecchi tromboni come me. Myst non è un gioco per tutti, in realtà non lo è mai stato nemmeno nella sua prima incarnazione del 1993, quindi non aspettatevi gameplay adrenalinico, sparatorie, bombe e “Crash! Boom! Bang!”, qui si fa un carpiato all’indietro a beneficio di tutti quei videogiocatori desiderosi di tornare a provare settimane di pura frustrazione nel tentativo di risolvere quel singolo enigma spaccacervelli.

Operazione nostalgia o una mano tesa nei confronti di un pubblico più giovane? Difficile da stabilire, anche se l’idea di vedere mia figlia spaccarsi la testa nello stesso punto che all’epoca mi impegnò per giorni anima e corpo mi fa sorridere non poco. Scendiamo quindi nel dettaglio e analizziamo le varie componenti che caratterizzano il Bartezzaghi dei puzzle games.

La schermata iniziale del gioco ci pone immediatamente due possibilità: giocare l’avventura originale del 1993, opzione consigliata a chi non ha mai provato il gioco, oppure la versione con enigmi random, dedicata ai videogiocatori già introdotti nel mondo di Myst e che ricordano le varie soluzioni.

Il remake di Myst ad opera di Cyan ci riporta esattamente nel punto iniziale dell’avventura originale: ci troviamo in una grotta, il libro si apre e veniamo immediatamente trasportati sull’isola alle prese con i primi enigmi da risolvere, il tutto in 120 secondi netti. Se c’è qualcosa che i fratelli Cyan ci hanno insegnato è sicuramente la capacità di sintesi.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, Myst non brilla per fruibilità e punta tutto sull’esperienza di gioco originale, quindi scordatevi automapping, puntatori che indicano la direzione da seguire o quant’altro. È assolutamente impossibile risolvere gli enigmi utilizzando esclusivamente la componente fortuna, inoltre alcune azioni che andremo a compiere, che siano premere un pulsante oppure orientare un pannello, non avranno un effetto immediato e visibile. Gli appunti saranno di vitale importanza, è quindi consigliabile tenere penna e taccuino di fianco alla propria postazione di gioco esattamente come accadeva trent’anni fa, se avete mappato a mano tutta la saga di Eye Of The Beholder sapete bene di cosa parlo. Tutto questo potrebbe suonare preistorico alla maggior parte dei giocatori, soprattutto dei più giovani, ma la sfida è esattamente questa: sei solo sull’isola in compagnia dei tuoi neuroni, e l’unico modo per tornare indietro è risolvere i peggiori enigmi che mente umana abbia mai creato. Praticamente una passeggiata no?

Il comparto grafico si presenta come essenziale, lontano dagli sfarzi dei titoli tripla A nonostante degli effetti grafici di tutto rispetto, come a voler sottolineare la narrazione e la risoluzione degli enigmi senza distogliere l’attenzione del giocatore. Certo, vedere finalmente l’isola nello splendore del 3D in alta definizione è qualcosa che toglie il fiato a chi provò la versione originale con gli sfondi renderizzati, ma potrebbe non affascinare quella fascia di pubblico giovane abituata ormai a ben altri spettacoli. Una scelta stilistica che potrebbe lasciare perplessi i più, ma che rischia di far esplodere nuovamente il fenomeno delle avventure puzzle game, almeno all’interno di una nicchia di pubblico navigato e conscio delle possibilità che questo genere offre.

Il ritorno di Myst in versione rimasterizzata rappresenta un cambio di direzione netto nei confronti dei titoli adrenalinici cui il mercato videoludico ci ha abituato nel corso degli anni. Le atmosfere opprimenti o cariche di azione cedono il passo a una narrazione che si prende i suoi tempi, che scandisce ritmi misteriosi e inconsueti, al fine di massimizzare l’esperienza di gioco così come immaginata dai fratelli Cyan, traducendo così l’intera esperienza di gioco in un viaggio incredibile attraverso un mondo fantastico e ricco di storia. Probabilmente si tratta di una delle esperienze di gioco più complesse mai create, ma la difficoltà degli enigmi proposti sarà direttamente proporzionale alla soddisfazione che proverete risolvendoli.

Ricordiamo inoltre che Myst è disponibile per PC su Steam al prezzo di 25€ o gratis per Xbox One o Series X/S su Microsoft Game Pass.

ROBERTO DI LEO