DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI ABUSO (UPDATED)

18 Agosto 2021 AGGIORNAMENTO: Nella tarda serata di ieri, 17 Agosto 2021,  è stato diffuso via social dalla ex redattrice di Eurogamer.it un comunicato stampa che fornisce aggiornamenti e chiarimenti sulle accuse mosse al Direttore relativamente ad atteggiamenti e commenti sessisti sul caso Activision Blizzard, nonché sulle accuse di mobbing e utilizzo indebito delle foto da modella della redattrice sulle pagine del portale Eurogamer.it .

Riferiamo in breve:

  • Sulla questione della Cosby’s Suite relativa al caso Activision Blizzard, il direttore di Eurogamer riferisce di aver frainteso la situazione, non capendo che si parlava di una riunione lavorativa invece che di un semplice ritrovo informale tra i membri della software house poi licenziati.
  • Sulla questione delle foto, sempre a causa di un fraintendimento, si dichiara che non vi era alcuna intenzione abusatoria da parte del direttore di Eurogamer, che invece voleva invitare la redattrice a non sentirsi in imbarazzo per il suo lavoro da modella, che non andava minimamente a compromettere le sue capacità redazionali.
  • Infine, si condannano le varie campagne di boicottaggio del portale Eurogamer viste su alcune community di gamer, ribadendo che tutta la questione è stata frutto di incomprensioni e comunicazioni poco attente tra due singole persone, e non va coinvolto chi invece lavora seriamente per l’azienda.

Non esprimiamo pareri sulla questione, continuando comunque a condannare situazioni abusanti che eventualmente si possano verificare sui luoghi di lavoro, redazionali e non, affini al gaming e no. Certo, c’è da domandarsi quanto facilmente vi siano errori di comunicazione e comprensione tra persone che lavorano professionalmente e con ottimi risultati da anni nel mondo del giornalismo e della comunicazione. E quanto facilmente si passi da una comunicazione fortemente emotiva ad una con termini giuridicamente sterilizzati, dopo una semplice chiamata di chiarimento.

Ma noi siamo gli ultimi arrivati, e restiamo a guardare. Ma non in silenzio.

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16/08/2021:

Il mondo del gaming è stato, per circa due decenni, considerato un mondo esclusivamente maschile (a torto). L’esistenza delle videogiocatrici è passata in quegli anni dall’essere considerata una leggenda metropolitana all’essere un fenomeno statisticamente irrilevante per la sua rarità.

Convinzioni sbagliate, lentamente e non senza difficoltà intaccate negli anni. Ma non scardinate, mai del tutto. La presenza del pubblico femminile in ambito videoludico è vista tutt’oggi, da una certa fetta di gamer generalmente più anziani, come qualcosa di strano, sospetto, legato a qualche moda del momento e spesso, addirittura, poco sano.

Poi è successo l’impensabile: nelle redazioni di riviste e siti dedicati al gaming sono apparse sempre più firme femminili. Queste autrici, redattrici se vogliamo usare un termine più tecnico, hanno mostrato un approccio diverso al mondo dei videogiochi, meno tecnicistico ma non necessariamente meno competente. Anzi, coglievano aspetti dei prodotti videoludici che non potevano essere misurate da benchmark sulle prestazioni grafiche, da tempi di risposta in microsecondi all’input dei vari controller, da rilevatori di glitch in sede di gameplay.

Si stava svecchiando il modo di leggere i videogiochi e la cosa avveniva per mano di ragazze che erano state per anni tenute ai margini di quell’ambiente. E se per caso queste ragazze avevano dalla loro anche un aspetto gradevole, le speculazioni e illazioni da parte di chi vedeva intaccata la propria autorevolezza non mancavano.

Ma di parlare delle insicurezze di nerd della vecchia guardia non ci importa molto. Più importante è invece parlare di comportamenti e vicende che assumono una sfumatura particolarmente grave. E ci dispiace doverlo fare portando sotto i riflettori una testata autorevole e consolidata nostra concorrente (anche se sappiamo bene di essere gli ultimi arrivati e di dover ancora fare molto per essere competitivi nel mondo della gaming information italiana).

Una ex redattrice della testata eurogamer.it nei giorni scorsi ha pubblicato un tweet in cui raccontava come il direttore di quella testata avesse avuto un atteggiamento professionalmente inaccettabile nei suoi confronti, volto a sminuirne le capacità redazionali (peraltro ampiamente dimostrate sul campo) solo sulla base della sua avvenenza fisica. Questo tweet è stato poi rapidamente rimosso dopo la minaccia di azioni legali. Ma la cosa non è passata inosservata.

Personalmente sono venuto a conoscenza della cosa grazie a un ottimo post facebook di Gameromancer, che vi invito a leggere per conoscere a dovere i fatti (salvo smentite e rettifiche, ovviamente, che in queste questioni potrebbero sempre esserci) cliccando sul link e che, anche se non dovrei per motivi di concorrenza, vi invito a seguire per il loro modo non convenzionale di approcciarsi alle tematiche del gaming.

Senza girarci intorno, siamo di fronte alla narrazione di un abuso. Un abuso sul piano professionale ma anche umano. Un abuso forse non sessuale, ma sicuramente sessista e pruriginoso. E forse la cosa non si fermerà qui: quando si scoperchiano i vasi di Pandora sono molti i demoni che vengono fuori, inaspettati.

Il mondo del gaming degli ultimi mesi sembra costellato di vicende di abusi: il caso Activision Blizzard (su cui il direttore di cui sopra aveva espresso opinioni ambigue e minimizzanti), ma anche la vicenda di Daniel Klein (non priva di contraddizioni nel suo essere anche una azione di brandwashing). 

Qualcuno potrà dire che alla fine nel mondo del gaming ci sono le stesse situazioni di molti altri ambienti lavorativi. E il punto è proprio questo: ci hanno venduto alcuni ambiti lavorativi con una forte componente creativa (la creazione di videogiochi, gli ambienti artistici, teatrali, cinematografici, editoriali ecc.) come delle isole felici, ma così non è. Ci sono delle insidie e delle situazioni raccapriccianti anche in questi ambienti, e vanno raccontate, anche solo per mettere in guardia chi ci si avvicina. Ma anche per far sapere a chi già ci sta dentro che non si è intoccabili.

Per il caso eurogamer.it si sta, in queste ore, registrando un silenzio assordante sulle testate italiane (molti saranno al mare, in immersione, con la testa sott’acqua), ma così non è per i freelancer che lavorano anche per testate d’oltreoceano, che hanno anche portato la cosa all’attenzione dei proprietari internazionali del marchio Eurogamer (che lo fornisce in licenza in tutto il mondo), che non sembrano ben disposti a tollerare un danno d’immagine di questo tipo.

Noi restiamo a guardare, in attesa di sviluppi. Ma, anche se da ultimi arrivati, ci permettiamo di non farlo in silenzio.

ANTONIO RECUPERO