PONG, UN’IDEA DIFFERENTE DI ARCADE

Pong è un videogioco sviluppato da Allan Alcorn per Atari, uno dei primi videogiochi arcade conosciuti e commercializzati prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo. È uscito il 29 novembre 1972, anche se il suo sviluppo ebbe inizio solo pochi mesi prima (oggi per un videogioco si impiegano anche anni di lavoro).

Molti considerano questo videogioco non solo come uno dei primi arcade, ma anche come il primo videogioco in generale, cadendo in errore: di fatto il primo titolo che si possa considerare un vero e proprio videogioco è stato Tennis for Two, sviluppato nel 1958 da William Higinbotham, un fisico di successo cresciuto a New York, usando dei relè e un oscilloscopio con monitor da 5”. 

Pong, di conseguenza, si presenta più che come un titolo di retrogaming, come un vero esempio di archeologia videoludica.

Tuttavia, che dire su questo videogioco?

Sostanzialmente ben poco, Pong si presenta sulle console arcade attraverso il classico schermo nero, dove il videogiocatore deve impegnarsi a passare la pallina da un capo all’altro dello schermo, con una poco utile linea di mezzo facendo rimbalzare la pallina all’infinito. Tutto qui il “complesso” e “curioso” gameplay proposto dal famigerato Pong. 

Il videogioco presenta  un punteggio al centro dello schermo, la palla oltre che essere passata, ha anche la possibilità di rimbalzare da parete a parete, sicuramente rendendo il titolo interessante, se il videogiocatore principale gioca contro un vero opponente anziché il computer. 

La grande bellezza di questo titolo, anche se povero di contenuto è il suo impatto storico: ebbene sì, Pong ha segnato l’inizio di un’era, e probabilmente è stato il concept innovativo per definizione, essendo il primo titolo messo in commercio. 

Una caratteristica peculiare è la presenza, per ciascuno dei giocatori, di una manopola analogica, presente sia sul cabinato che sulla console domestica della Atari, che venendo ruotata dava l’opportunità alla racchetta virtuale di spostarsi dall’alto verso il basso. Il gameplay ha un ritmo in crescendo continuo, obbligando a un certo punto uno dei due videogiocatori a perdere il controllo della famigerata pallina. 

Trovo questo titolo qualcosa di affascinante ed epocale, con la sua semplicità ed efficienza, puro divertimento e spensieratezza stile anni Settanta. Più remake sono stati realizzati negli anni, come quello per il famoso Nintendo DS, un vero e proprio tributo al titolo degli anni 70. In sostanza, più un’esperienza virtuale nel passato videoludico che un vero videogioco nel vero senso della parola. 

Il cabinato arcade, dal simil legno ai lati, al giallo acceso del contorno dello schermo, accompagnato dal grigio metallizzato degli analogici, è un insieme di dettagli che emozionante per ogni appassionato, non per la qualità o per il videogioco in sé, ma per l’infinita ricchezza sul piano storico e culturale di un universo che al giorno d’oggi si rifà a fattori differenti ed interessi ben più sostenuti. 

Pong era semplice, ma in sé, rendeva le persone felici, anche se con qualche quarto di dollaro in meno. La magia di questo universo che diede vita alle prime amicizie, alle prime risse poco politicamente corrette e perché no…anche i primi amori.

CESARE CHIARA