“VUOI SALIRE DA ME PER GIOCARE A SPACE INVADERS?”

Cabinati arcade domestici: il nuovo trend per il retrogaming

Chi da ragazzino sperperava buona parte della sua paghetta nelle sale giochi sa quale fascino abbia giocare certi titoli sui vecchi cabinati. L’odore del vinile utilizzato per le stampe sul cabinato, che dopo una intera giornata acceso iniziava a scaldare; il rumore delle monete che andavano giù nella gettoniera; i tasti meccanici che sembravano poter resistere a tutto; la luminescenza dello schermo che illuminava il viso.

Sulle vostre console casalinghe sicuramente avrete giochi incredibilmente più evoluti, con grafiche incredibili, e potrete giocare sul vostro schermo da 80 pollici. E magari, collegando un PC, col MAME o altri emulatori potrete rigiocare anche ai grandi classici del passato. Ma quanto sarebbe bello poter avere in casa un cabinato alla vecchia maniera?

Negli ultimi anni, grazie anche allo sviluppo di sistemi operativi e interfacce pensate appositamente per il retrogaming, iniziano ad apparire sempre più frequentemente piccoli artigiani che vendono cabinati arcade creati da loro. Spesso si tratta di strutture di vecchi cabinati da bar restaurate e completate con hardware e software specifici per l’emulazione, a volte di strutture di qualità realizzate da zero.

Per capire meglio come nasce oggi un cabinato arcade per casa, abbiamo scambiato due chiacchiere con un costruttore amatoriale di cabinati che si sta facendo notare per la qualità delle sue realizzazioni: Emanuele Piccioni, noto anche come Bazoarcade.

Ciao Emanuele! Da quanto tempo ti dedichi alla costruzione di cabinati? E come ti è venuta questa idea?
Li costruisco da 4 anni oramai… mi sembra tantissimo, effettivamente! L’idea è nata per necessità, diciamo: ne volevo uno ma “all’epoca” nessuno li realizzava, al massimo restauravano vecchi cabinati da bar ma erano troppo grandi da tenere in casa. Allora ho preso degli avanzi di pc dallo sgabuzzino, ho comprato quello che mi mancava e ho arrangiato un primo bruttissimo cabinato da 1 player.

Sapevi già come muoverti per il sistema operativo? Usavi il MAME o altro?
Ho usato direttamente il raspberry, che si basava e si basa tutt’ora sul bellissimo retropie, che permette di emulare tutte le piattaforme arcade e casalinghe degli anni ‘80, ‘90 e 2000. Sono i sistemi che uso tutt’ora, anche se ci sono sempre aggiornamenti interessanti nel campo dell’emulazione.

Quando hai capito che potevi trasformare questo hobby in un secondo lavoro?
Diciamo che ho capito che poteva essere utile per arrotondare quando è iniziata la richiesta, ho iniziato a realizzarne qualcuno per gli amici, e poi per amici di amici.
Non è il mio principale lavoro, è più un hobby che amo e che mi permette di guadagnare qualcosa. Nasce tutto dall’amore per il retrogaming… Ho un sacco di materiale originale a casa, dalle cartucce neo geo a quelle del nintendo nes. Praticamente era qualcosa già nell’aria.

Vedendo i tuoi cabinati, ma anche le pulsantiere e anche i semicabinati desktop, si nota una cura della realizzazione notevole. Oltre al lavoro su hardware e software c’è anche una cura nella parte dedicata alla carpenteria. È difficile trovare i materiali e la componentistica?
Niente di troppo complesso. Più che altro la difficoltà e stata migliorare per rendere più affidabili e duraturi nel tempo i cabinati che realizzo! Bastano un po’ di ingegno e di buon senso: uso un programma cad per disegnare le sagome, e ho preso un po’ di mano con lavori di falegnameria! Il resto è tutto reperibile online e dal ferramenta.
Poi, ci vuole pazienza e uno spazio dove realizzare e montare tutto. Personalmente, ho dovuto sacrificare parte del garage e lo sgabuzzino di casa.

Ci metti molto a realizzare un cabinato?
La maggior parte del tempo lo impiego per realizzare il “kit” di parti da montare e le grafiche (curate con photoshop e stampate su materiale adatto ad essere incollato sui pannelli di legno). Generalmente per arrivare al cabinato finito ci impiego una decina di giorni, considerando che ci lavoro part time (e spesso a orari improbabili).

Non per fare i conti in tasca, ma c’è molta richiesta di cabinati e attrezzature da retrogaming come quelle che crei, in Italia?
Sì, abbastanza, ma dipende dal periodo (parliamo di un bene non necessario, quindi in momenti di crisi non è certo la cosa più richiesta). In ogni caso cerco sempre di nn strafare! Più che altro lo faccio per soddisfazione personale e non per necessità, quindi cerco di non sacrificare tempo che dedico ai miei affetti.

Esistono competizioni per chi crea cabinati? In caso, vi hai mai partecipato, vista la qualità dei tuoi lavori?
Competizioni che io sappia no, però ci sono fiere o comunque occasioni di raduno dove tutti i costruttori si riuniscono per mostrare i propri lavori! Io non ho mai partecipato, per ora, se non come visitatore. Magari in futuro…
Per quanto riguarda la qualità, la differenza la fa molto la conoscenza dei giochi: spesso c’è gente più capace di me sul piano tecnico che però palesemente nn conosce bene l’argomento… Ci devi crescere in mezzo a questi giochi per tirare fuori oggetti che fanno uscire i cuoricini dagli occhi!

Oggi come oggi, un apparecchio per il retrogaming come quelli che realizzi, economicamente, è alla portata di tutti?
Guarda, la valutazione potrebbe essere molto relativa. Ma c’è gente che spende senza pensarci più di mille euro per un cellulare. Un mio cabinato costa sicuramente meno, e se consideri un joystick/pulsantiera completo di campionario giochi, spendi sicuramente MOLTO meno. E durano decisamente qualche anno in più di un cellulare, se trattati bene.

Ringraziamo Emanuele per il tempo che ci ha dedicato, e invitiamo chi volesse ammirare i suoi lavori (e magari pensare a come riempire quell’angolo di casa un po’ vuoto) a visitare la sua pagina facebook BAZOARCADE, da cui abbiamo preso le immagini che accompagnano questo articolo.

ANTONIO RECUPERO