SUPER MARIO BROS: IL PRIMO FILM TRATTO DAI VIDEOGIOCHI, E IL PEGGIORE

Sono gli anni ‘90, Hollywood vive un periodo d’oro, il cinema d’autore americano ha rinobilitato, non senza faticare, un’industria che per troppo tempo aveva reso “pop” e “banale” sinonimi. Una serie di registi, americani e non, erano tornati a produrre negli Stati Uniti dopo anni di fascinazioni Eurocentriche, e non vi era più uno squilibrio verso il prodotto commerciale da rivendere principalmente sull’home video. Ma ora servivano titoli di richiamo per le famiglie, brand che si potessero vendere facilmente al grande pubblico mondiale, per riconsolidare il primato hollywoodiano in tutti i generi. Oggi questo ruolo viene rivendicato con forza dai cinecomics, specie dopo l’acquisizione della Marvel da parte del colosso Disney. Ma nei primi anni ‘90 non era così: il Batman di Tim Burton era visto come una eccezione, che doveva il suo successo più che altro alla figura iconica che raccontava che alla provenienza dal fumetto. E c’era un settore che appariva inesplorato e florido di personaggi di cui dare una visione nuova: i videogiochi.

Le console Nintendo erano arrivate in quasi tutte le case americane, e gli adolescenti di mezzo mondo impazzivano per un idraulico italiano inventanto in Giappone che visitava mondi incredibili per salvare principesse: Mario!

Stiamo parlando del primo film in assoluto dichiaratamente tratto da un videogioco, gli occhi di tutto il parterre mondiale di videogiocatori saranno fissi su questa produzione, non si può quindi rischiare di creare un prodotto di basso livello. Il budget è notevole, quasi 50 milioni di dollari, per quei tempi praticamente un colossal. Il cast attira alcuni dei nomi più in vista di Hollywood: Bob Hoskins, John Leguizamo e Dennis Hopper.

Alla regia vengono chiamati Rocky Morton e Annabel Jankel, visionaria coppia di registi britannici provenienti dal mondo dei video musicali che si erano fatti notare grazie a Max Headroom, la prima serie tv cyberpunk.

Ed è qui, probabilmente, che iniziano i problemi.

I registi iniziano a fornire molte indicazioni affinché la sceneggiatura venisse “ritagliata” in maniera quanto più consona allo stile del loro lavoro. Ne viene fuori una storia basata sul gioco ma con un taglio surreale, che mischia estetica cyberpunk, tematiche fantasy horror ed elementi steampunk. Insomma, senza girarci intorno, una miscela di coattagine e incongruenze.

E avere un cast con attori di grande esperienza non aiuta: la coppia di registi rifiuta infatti categoricamente ogni consiglio che gli viene dato, imponendo in maniera assolutistica una visione decisamente bizarra della creazione di casa Nintendo, non tanto per la caratterizzazione dei personaggi (che alla fin fine non hanno mai avuto, fino a quel momento, un background particolarmente vario) quanto per la decisione di imporre una estetica dark e una trama ben più articolata di quella dei videogiochi originali, inserendo in maniera forzosa e fuori luogo i riferimenti ai vari personaggi apparsi nella saga videoludica dedicata ai fratelli idraulici.

La dimensione parallela governata da dinosauri evoluti, la presenza di personaggi che spesso hanno solo il nome in comune con la loro controparte digitale, la storia della principessa prima abbandonata sul nostro mondo e poi rapita, insieme a decine di altri riferimenti più o meno evidenti, vengono frullati malamente insieme.

Dennis Hopper fa buon viso a cattivo gioco e fa il cattivone sopra le righe, Hoskins ingoia il rospo e cerca di tenere un contegno durante le riprese, John Leguizamo non si fa problemi a dichiarare che l’unica maniera che hanno avuto per affrontare l’atteggiamento dispotico dei registi e la trama piena di buchi è stata di andare sul set sempre brilli.

Il risultato al botteghino, dopo una campagna pubblicitaria enorme, è più che deludente: negli USA passano di poco i 20 milioni di dollari di incasso, avendone impiegati quasi 50. Con il mercato home video e le distribuzioni europee (rese diffidenti dalle recensioni provenienti da oltreoceano) si arriva a circa 40 milioni di incasso, sancendo un inesorabile flop. Solo il merchandising sui personaggi aiuterà ad attutire il colpo e a non mandare a gambe all’aria la produzione.

I vari progetti allo studio su altri giochi vennero messi in pausa, capendo che era necessario uno studio molto serio sui metodi di trasposizione da utilizzare, e tutt’oggi possiamo dire che ben pochi sono stati i film tratti da videogiochi che hanno una dignità cinematografica propria.

Eppure, proprio di poco tempo fa è la notizia che è in realizzazione un nuovo film su Super Mario Bros, ma questa volta sembra si opterà per l’animazione. Speriamo bene…

ANTONIO RECUPERO