IL PRINCIPE DEI VIDEOGAME

Prince of Persia è un videogioco d’azione/platform bidimensionale sviluppato da Broderbund e pubblicato nel 1989 per il microcomputer Apple II a 8 bit. Sviluppato da Jordan Mechner per quasi quattro anni, ha avuto un grande successo. Tradotto in 6 lingue, il gioco ha venduto oltre 2 milioni di copie in tutto il mondo, con trasposizioni su varie piattaforme e guadagnandosi una lunga serie di reboot e un adattamento cinematografico.

È rimasto famoso per la qualità delle animazioni rispetto agli altri giochi dell’epoca ed è il primo episodio in assoluto della saga Prince of Persia.

Il gioco è innovativo e portato su molti aspetti: vi si trova un’animazione molto fluida e dettagliata del personaggio, unita a un comportamento e attitudini fisiche realistiche, diverso rispetto molti giochi arcade dell’epoca; l’uso della barra di vita, ancora raro in quel periodo; un tempo limitato per completare l’avventura; combattimenti originali, in cui il protagonista e i nemici si affrontano con la spada, e non con armi da fuoco; l’assenza di qualsiasi punteggio o l’inclusione di scene cinematiche (sequenze in cui il giocatore diventa spettatore e non ha più controllo sul personaggio) sono talvolta oggetto di critica.

 

Il gioco è ambientato nella Persia medievale. Mentre il sultano sta combattendo una guerra in una terra straniera, il suo visir Jaffar, un mago, prende il potere. Il suo unico ostacolo al trono è la figlia del sultano. Jaffar la rinchiude in una torre e le ordina di diventare sua moglie, o morirà entro 60 minuti (estesi a 120 minuti nella versione Super NES, che ha livelli più lunghi e difficili). Il protagonista senza nome del gioco, che la principessa ama, viene gettato prigioniero nelle segrete del palazzo. Per liberarla, deve fuggire dai sotterranei, raggiungere la torre del palazzo e sconfiggere Jaffar prima che scada il tempo. Oltre alle guardie, alle varie trappole e ai sotterranei, il protagonista è ulteriormente ostacolato dal suo stesso doppelgänger, evocato da uno specchio magico.

Il videogioco in termini di gameplay è molto difficile, specialmente se non si ha molto tempo da dedicare al videogioco. Le soundtracks sono alquanto monotone, ma con l’avanzare di livello essa prenderà forma ed anima. Il videogiocatore nel tempo limite dovrà sperimentare il meglio nel miglior tempo possibile. Spesso il balzare da una superficie all’altra è qualcosa di davvero difficile e quasi impossibile. Il combattente deve talvolta appendersi attraverso combinazioni di balzi ed allunghi al fine di raggiungere certe altezze o punti più lontani. 

 Secondo alcuni, il titolo è senz’altro molto complesso, tanto che può risultare fin troppo esigente in termini di tempo richiesto, ma su questo non sono d’accordo. A livello storico siamo in un momento in cui i videogiochi cominciano ad essere in generale meno esigenti dal punto di vista concettuale, e più preponderanti al divertimento ed alla facilità condita da musica e scene cinematiche. 

Ancora una volta mi trovo in un limbo, eppure i videogiochi forse sono anche questo… interrogarsi sempre e comunque, in ogni momento. Divertimento o competizione? Grafica e gusto oppure strategia e difficoltà? 

Un dualismo che ancora adesso trovo di difficile interpretazione. 

CESARE CHIARA