Street Fighter: dal monitor alla pagina

Abbiamo già parlato del (dimenticabilissimo) film dedicato a Street Fighter, ma l’utilizzo del brand di picchiaduro più famoso del mondo ha negli anni letteralmente invaso gli altri media.

Ovviamente uno dei media che più facilmente e istintivamente ha recepito le trame del gioco di casa Capcom è stato il fumetto.

Il mercato dei manga nello specifico non poteva lasciare inutilizzato un titolo di così grande richiamo, ed è l’autore Masahiko Nakahira per primo a cimentarsi, con 4 miniserie dedicate al mondo di Street Fighter, principalmente puntando sulle storie personali dei vari character, uscite tra il 1994 e il 1997. Queste storie sono state in seguito riproposte per il mercato occidentale dall’etichetta Udon, che nel frattempo ha anche prodotto su licenza della Capcom delle storie originali, che vedevano uno staff abbastanza ampio occasionalmente rinforzato da artisti ospiti di tutto rispetto nel campo di quello che spesso viene definito amerimanga (per citarne due tra i tanti: Alvin Lee e Warren Adams). Le storie in questo caso non brillano di originalità, si innestano sulla trama già vista per i videogiochi, unendo alle occasioni per fare a botte degli elementi da spy story, basate principalmente sulle operazioni delle Nazioni Alleate per combattere i complotti di Shandaloo.

Il pregio principale di queste storie, probabilmente, è quello di fare un po’ di chiarezza sulla trama ufficiale del gioco, dopo la gran confusione creata dall’adattamento cinematografico.

Ma il mercato giapponese vede anche altri autori che continuano, negli anni ‘90 a proporre storie che vengono pubblicate su riviste antologiche  e in tankobon (volumi monografici) da Kodansha e da Tokuma Shoten, che in Italia sono state pubblicate da Star Comics.

Come sanno molti, dagli anni ‘90 in poi il mercato internazionale del manga giapponese è stato fortemente insidiato dal fenomeno del manhua, ovvero il fumetto della scuola di Hong Kong, che alle caratteristiche grafiche del manga giapponese aggiunge una ricerca notevole di soluzioni stilistiche mutuate dal fumetto europeo e americano, acquisendo così la capacità di catturare anche i lettori più esigenti.

La casa editrice Jade Dinasty tra il 1991 e il 1999 propose ben 6 serie ambientate nel mondo di Street Fighter, e due di queste serie superarono abbondantemente il traguardo dei 100 numeri. In Italia buona parte di questo materiale è stato proposto da Ediperiodici.

Negli anni 2000 e seguenti escono diverse altre miniserie, sempre su licenza Capcom, ma le trame si discostano da quelle approvate ufficialmente e vengono quindi promosse come spin off autorizzati, ma da non considerare parte dell’universo ufficiale Capcom.

Il culmine sarà dato dalle pubblicazioni della Comicsonair Publications, che prese sotto la sua ala i vecchi autori delle serie Jade per realizzare alcune  miniserie dedicate anche ai crossover Capcom Vs.SNK e a quello tra Street Fighter e Resident Evil.

Un mare magnum di storie, non sempre apprezzabili in realtà, che spremono al massimo il marchio videoludico, grazie anche a un pubblico che si rinnova e si accresce ad ogni nuova release della serie di beatemup con Ryu e compagnia.

ANTONIO RECUPERO