Come è difficile essere Super senza libretto di istruzioni!

THE GREATEST AMERICAN HERO

Come è difficile essere Super senza libretto di istruzioni!

Siamo all’inizio degli anni ‘80. Se dici la parola “Avengers” la gente ti guarda male, chiedendosi cosa tu stia farfugliando. I supereroi sono solo nei fumetti (qualcuno nei cartoni, se hai visto SuperGulp!), che in Italia raramente vengono letti da adulti (a parte Tex, Frigidaire e Linus, che rappresentano agli occhi del lettore medio qualcosa di diverso dal fumetto comunemente inteso).

In Tv non esistono ancora le “serie TV”, ma i più amichevoli e scanzonati telefilm, per lo più sitcom che riempiono i pomeriggi di molti ragazzi. Su Canale 5 improvvisamente, nell’autunno del 1981, per la prima volta in Italia apparve sugli schermi questa sigla:

Chi era quel tizio coi capelli biondi e la tutina rossa? Perché vola così male e sembra spaventato? Ma i supereroi non sono tutti atletici e muscolosi?

Fu un’epifania clamorosa! C’era un supereroe in TV, in carne e ossa, ed era diverso da qualsiasi cosa potessi aspettarmi!

Ralph Supermaxieroe (titolo italiano scelto al posto del più altisonante The Greatest American Hero) è una serie creata da Stephen J. Cannell e prodotta dalla ABC tra il 1981 e il 1983, 3 stagioni per un totale di 45 episodi (i primi 2 in realtà sono la versione rimontatata per la TV dell’episodio pilota). 

La storia è quella di Ralph Henley, insegnante di scuola superiore in una classe per alunni “turbolenti” che, durante una gita si ritrova a fare la conoscenza di Bill Maxwell, agente FBI e veterano di guerra, che incarna tutti gli atteggiamenti autoritari e presuntuosi che lui avversa da sempre. I due non si staranno affatto simpatici ma si troveranno, loro malgrado, insieme nel deserto con la macchina in panne, e qui avranno l’esperienza più sconvolgente delle loro vite: un rapimento da parte di un’astronave aliena.

Sono ancora lontani i tempi in cui arriverà X-Files a parlarci di strani esperimenti, dissezioni e infiltrazioni, e più vicini sono invece gli alieni buoni e amici di Incontri ravvicinati del Terzo Tipo. Gli alieni rapitori di Ralph e Bill sono infatti una specie estremamente evoluta, che si pone a protezione delle civiltà meno avanzate e che vuole ispirarle a crescere e migliorarsi. Per questo viene donato a Ralph, che hanno lungamente osservato per essere sicuri delle sue capacità morali, un costume rosso che gli fornirà capacità sovrumane di ogni genere e che lo renderà un protettore dell’umanità in vista di una futura e misteriosa grande minaccia per il pianeta Terra. Bill, come operatore di giustizia professionista, dovrà aiutare Ralph a cercare minacce che solo il suo intervento possa sventare.

Tutto andrebbe bene se non fosse che, tornando sulla Terra, Ralph e Bill smarriscono in un contrattempo il manuale di istruzioni del costume, che spiega come attivare e controllare i vari poteri. Non resterà quindi che una cosa da fare: andare per tentativi! E farlo affrontando terroristi, trafficanti di droga o addirittura fantasmi porterà a molte situazioni grottesche.

Questi i presupposti di quella che è diventata una serie di culto per una generazione: un mix tra poliziesco, fantascienza supereroistica e commedia in stile strana coppia, non senza velate critiche alla società americana che in pieno trend Reaganiano lasciava spesso indietro gli ultimi, coprendo con la propaganda i propri scheletri nell’armadio. 

Il periodo di piena Guerra Fredda non lasciava spazio al politicamente corretto, lo spirito americano faceva grande la nazione e chi proponeva stili di vita alternativi (da destra o da sinistra) era un nemico, anche se poi, improvvisamente, in alcune puntate si andava a raccontare delle ipocrisie di un governo conservatore nei confronti di altre comunità che chiedevano solo un trattamento dignitoso. 

La parte di Ralph Henley venne affidata a William Katt, che si era fatto notare soprattutto  per la sua partecipazione a “Un Mercoledì da Leoni” di John Milius nel 1978; Robert Culp venne scelto per la parte di Bill Maxwell. A completare il cast fisso c’erano Connie Sellecca nella parte di Pamela Davidson, fidanzata di Ralph e personaggio essenziale per la crescita degli altri personaggi, e Michael Paré nella parte di Tommy Villicana, uno degli studenti difficili di Ralph che si rivelerà un grande sostegno per la squadra in moltissime situazioni critiche.

Dopo la terza stagione, i fan chiedevano a gran voce la prosecuzione della serie, ma William Katt, che temeva di restare imprigionato nel personaggio e che aveva già altre proposte interessanti sia per il cinema che per la TV, scelse di non proseguire. Si girò una puntata pilota di una nuova serie in cui sarebbe avvenuto un passaggio di consegne tra Katt e una nuova protagonista (con una svolta femminista che possiamo definire avanti di anni) che sarebbe diventata la nuova supereroina. Purtroppo, a questa puntata pilota non seguì mai una serie, visto che i test di pubblico condotti dalla ABC furono insoddisfacenti. Ma se sapete cercare nei meandri del web potreste recuperare questa chicca.

A più riprese si è parlato di un reboot del personaggio, al cinema o in TV, ma nonostante moltissimi annunci non si è mai visto nulla di concreto. William Katt peraltro ricomprò i diritti del personaggio nel 2008, producendo una miniserie a fumetti per la sua etichetta Catastrophic Comics, creata per l’occasione (e poi chiusa, sembra), e oggi i 3 albi che la compongono sono oggetti di culto per i fan.

Un paio di curiosità: il personaggio di Ralph avrebbe dovuto avere cognome Hinkley, ma poche settimane prima della messa in onda della puntata pilota vi fu un attentato al presidente Reagan, e il suo feritore si chiamava per l’appunto Hinkley. Si decise di modificare il nome del personaggio e ridoppiare al volo le puntate già girate per correggerlo. Ma le sceneggiature delle puntate successive, a quanto pare già pronte anche per alcune puntate della seconda stagione, presentarono ogni tanto dei lapsus in cui il personaggio tornava al nome originario.

Il logo sul costume di Ralph venne creato da un costumista di cui non è mai stata accertata l’identità e non venne mai registrato da nessuno. Per oltre 20 anni non si trovò quindi del merchandising ufficiale, visto che in teoria il creatore, con le dovute prove, avrebbe potuto rivendicarne la proprietà. Quando finalmente si potè considerare libero da copyright, il mercato venne invaso da ogni tipo di oggetti bootleg con quel simbolo, per la gioia dei fan di vecchia data.

ANTONIO RECUPERO