ovvero come prendere un brand vincente e massacrarlo

STREET FIGHTER: SFIDA FINALE

ovvero come prendere un brand vincente e massacrarlo

Nel 1994 esce uno dei film forse più attesi dai videogamer degli anni ‘90, la trasposizione su pellicola di trama e personaggi di Super Street Figher II, della Capcom, uno dei picchiaduro da sala giochi più acclamati di tutti i tempi.
Una caterva di personaggi tamarrissimi che non sembravano avere altra ambizione che menare le mani, ognuno alla sua personalissima maniera, avrebbe finalmente trovato delle controparti in carne e ossa, e la cosa gasava tutti i 15enni che buttavano buona parte della loro paghetta in gettoni per i cabinati da sala.

 

La regia viene affidata a Steven De Souza, che aveva una grossa esperienza  come produttore TV negli anni ‘80 (Supercar, L’uomo da sei milioni di dollari e Visitors vi dicono niente?), e aveva iniziato a lavorare anche come sceneggiatore e più saltuariamente come regista. La maggior parte delle sue creazioni non erano state esattamente osannate dalla critica, ma aveva anche delle frecce dorate al suo arco ( le sceneggiature di 48 Ore, Commando, Trappola di cristallo, e molte altre) che lo rendevano un nome appetibile per le case di produzione.

Il cast, per una produzione che mirava ad avere un impatto epocale sulla cultura pop dell’epoca, non poteva certo essere da meno.

Jean Claude Van Damme era il nuovo idolo mondiale del cinema d’azione, al culmine del suo successo, grazie anche alla sua abilità nel Tae Kwon Do che, dopo una carriera sportiva di tutto riguardo, lo aveva proiettato nel mondo del cinema grazie anche alle sue spettacoli doti atletiche (che molto spesso sopperivano anche alle sue notevoli pecche attoriali). Venne scelto per il ruolo di Guile, il soldato americano delle Nazioni Alleate, e per ottenere la parte nel film col brand più solido, dovette rinunciare al ruolo di Johnny Cage (personaggio peraltro fortemente ispirato allo stesso Van Damme) nel film di Mortal Kombat che era in preproduzione nello stesso periodo. Col senno di poi, non so se sia stato un male minore.

 

Il ruolo di Cammy viene dato alla bellissima attrice e cantante pop australiana  Kiliye Minogue, che però non sembra molto a suo agio nel ruolo, nonostante una prova fisica notevole. 

Ma la vera chicca è la presenza del fenomenale Raoul Julia nella parte di Bison, con una interpretazione perfetta nel suo essere estrema e sopra le righe. Raoul Julia non è esattamente l’attore che ci si aspetta di vedere in un film del genere, ma accettò la parte  per accontentare i suoi figli, grandi fan dei videogiochi di Street Fighter, curando in ogni dettaglio la costruzione del personaggio sul set. Purtroppo il cancro se lo portò via poco dopo le riprese.

La trama mescola elementi presi dal videogioco con modifiche introdotte per rendere più sensato il tutto: Bison è il dittatore del microstato asiatico di Shandaloo, e ha rapito diversi cittadini e militari occidentali, chiedendo un riscatto altissimo, che verrà utilizzato per finanziare la creazione di un esercito di supersoldati. Il militare Charlie Blanka delle Nazioni Alleate  è la prima cavia a sopravvivere agli esperimenti, supervisionati, suo malgrado, dallo scienziato indiano Dhalsim. Le Nazioni Alleate lanciano quindi un attacco a Shandaloo per liberare gli ostaggi, e nel corso delle indagini reclutano altri volontari disposti a combattere contro i campioni di Bison, e contro Bison stesso. Tra questi volonari abbiamo ovviamente Ryu e Ken, che interpretano una coppia di truffatori che lottano negli incontri clandestini organizzati dal boss mafioso Sagat, per saldare un loro debito, e che coglieranno l’occasione di unirsi alle Nazioni Alleate per riconquistare la loro libertà.

Il film procede lineare e in maniera prevedibile, e all’uscita nelle sale ebbe un discreto successo, sgonfiatosi però in fretta. La critica lo massacrò, salvando solo l’interpretazione di Raul Julia. La carriera di Jean Claude Van Damme venne fortemente rallentata da un film in cui non riusciva a spiccare come protagonista assoluto e che lo vedeva con una improbabile chioma schiarita per somigliare alla sua controparte videoludica, senza contare tutta una serie di banalità e luoghi comuni che il film propinava.

Su IMDB la valutazione del film è di 4/10, secondo molti fin troppo benevola. Certo, il fatto che nella classificazione dei generi abbracciati dal film sia stato inserito anche “comedy”, la dice lunga su quale sia stata una delle reazioni più comuni degli spettatore.

ANTONIO RECUPERO